Vai al contenuto

“Un popolo senza memoria

è un albero senza radici”.

 

Grazie ad un importante contributo della Fondazione CRT nell’ambito del bando “Santuari e Comunità – Storie che si incontrano” e con il sostegno di Fondazione CRC e del settimanale La Guida, la casa che tutti i frequentatori del Santuario conoscono per la figura del Randiere, il custode del Santuario, ospita ora una sala polifunzionale adatta ad ospitare eventi, proiezioni, catechesi, conferenze e attività per gruppi numerosi, al piano superiore, e uno spazio di memoria e racconto, attraverso un allestimento permanente, al piano inferiore.

Grazie ad un importante contributo della Fondazione CRT nell’ambito del bando “Santuari e Comunità – Storie che si incontrano” e con il sostegno di Fondazione CRC e del settimanale La Guida, la casa che tutti i frequentatori del Santuario conoscono per la figura del Randiere, il custode del Santuario, ospita ora una sala polifunzionale adatta ad ospitare eventi, proiezioni, catechesi, conferenze e attività per gruppi numerosi, al piano superiore, e uno spazio di memoria e racconto, attraverso un allestimento permanente, al piano inferiore.

La nuova Casa del Randiere

Uno spazio per la memoria e l’incontro

Tante furono le famiglie di randieri che si susseguirono nel tempo, alcune per pochi mesi e altre per molti anni. Con la scomparsa di Lidio, l’ultimo Randiere, nel 2006, si chiuse una lunga tradizione di accoglienza e ospitalità, che per secoli rese la casa del custode del Santuario un luogo di incrocio e incontro di storie di famiglie, ospiti e pellegrini. Quelle che un tempo furono le camere, la cucina, la cantina, il bar del Randiere, danno ora ospitalità ad un racconto collettivo dei tanti cammini che da secoli si incrociano a Sant’Anna, percorsi nel tempo da migliaia di persone per commercio, migrazioni, guerre, fede, speranza, devozione, turismo e sport.
Il percorso narrativo ripercorre la storia del Santuario di Sant’Anna dalle sue origini (quando nel primo documento di cui siamo a conoscenza, risalente al 1307, veniva citata l’ecclesia Beatae Mariae de Brasca), fino ad arrivare ai giorni nostri, seguendo le trasformazioni architettoniche del complesso dedicato a Sant’Anna e lo sviluppo storico della devozione delle comunità del territorio. Alla storia del Santuario si affianca quella della figura del Randiere, il massarium già citato nel XV secolo che doveva abitare presso il Santuario sia d’estate sia d’inverno per assistere i viandanti e offrire loro riparo. I percorsi di Sant’Anna non sono però legati solo alla devozione: la Valle Stura è sempre stata un territorio di passaggio, inizialmente di commercio e scambio, e di invasione e scontro poi. Si delineano così nel tempo cammini legati alle migrazioni lavorative, al contrabbando, alla guerra e alla resistenza, fino all’alpinismo, all’escursionismo e allo sport, in tempi più vicini a noi. 

Una sezione intera dell’allestimento è dedicata ai cammini di fede, ricercando nella storia l’origine dei pellegrinaggi tradizionali che ancora oggi uniscono le comunità dei paesi della Valle Stura e non, con una selezione degli ex voto più storici e significativi. Una parete è dedicata interamente al lato più personale e affettivo che lega decine di fedeli al Santuario, attraverso fotografie di famiglia e testimonianze: questa sezione potrà essere nel tempo ampliata e trasformata, accogliendo i ricordi di altri fedeli per costruire un archivio di immagini e parole della devozione popolare alla Santa.
Una saletta proiezioni accoglie immagini delle bellezze naturalistiche e culturali della Valle Stura e le voci di alcuni testimoni legati in modo differente al Santuario e ai sui cammini. Una saletta è dedicata invece alle opportunità turistiche offerte dal territorio, con la possibilità di consultare pubblicazioni e brochure relative a sentieri, escursioni, beni culturali, percorsi, riassunti in una mappa dell’Alta Valle esposta nella sala che un tempo ospitava il bar del Randiere.

Tante furono le famiglie di randieri che si susseguirono nel tempo, alcune per pochi mesi e altre per molti anni. Con la scomparsa di Lidio, l’ultimo Randiere, nel 2006, si chiuse una lunga tradizione di accoglienza e ospitalità, che per secoli rese la casa del custode del Santuario un luogo di incrocio e incontro di storie di famiglie, ospiti e pellegrini. Quelle che un tempo furono le camere, la cucina, la cantina, il bar del Randiere, danno ora ospitalità ad un racconto collettivo dei tanti cammini che da secoli si incrociano a Sant’Anna, percorsi nel tempo da migliaia di persone per commercio, migrazioni, guerre, fede, speranza, devozione, turismo e sport.
Il percorso narrativo ripercorre la storia del Santuario di Sant’Anna dalle sue origini (quando nel primo documento di cui siamo a conoscenza, risalente al 1307, veniva citata l’ecclesia Beatae Mariae de Brasca), fino ad arrivare ai giorni nostri, seguendo le trasformazioni architettoniche del complesso dedicato a Sant’Anna e lo sviluppo storico della devozione delle comunità del territorio. Alla storia del Santuario si affianca quella della figura del Randiere, il massarium già citato nel XV secolo che doveva abitare presso il Santuario sia d’estate sia d’inverno per assistere i viandanti e offrire loro riparo. I percorsi di Sant’Anna non sono però legati solo alla devozione: la Valle Stura è sempre stata un territorio di passaggio, inizialmente di commercio e scambio, e di invasione e scontro poi. Si delineano così nel tempo cammini legati alle migrazioni lavorative, al contrabbando, alla guerra e alla resistenza, fino all’alpinismo, all’escursionismo e allo sport, in tempi più vicini a noi. 

Una sezione intera dell’allestimento è dedicata ai cammini di fede, ricercando nella storia l’origine dei pellegrinaggi tradizionali che ancora oggi uniscono le comunità dei paesi della Valle Stura e non, con una selezione degli ex voto più storici e significativi. Una parete è dedicata interamente al lato più personale e affettivo che lega decine di fedeli al Santuario, attraverso fotografie di famiglia e testimonianze: questa sezione potrà essere nel tempo ampliata e trasformata, accogliendo i ricordi di altri fedeli per costruire un archivio di immagini e parole della devozione popolare alla Santa.
Una saletta proiezioni accoglie immagini delle bellezze naturalistiche e culturali della Valle Stura e le voci di alcuni testimoni legati in modo differente al Santuario e ai sui cammini. Una saletta è dedicata invece alle opportunità turistiche offerte dal territorio, con la possibilità di consultare pubblicazioni e brochure relative a sentieri, escursioni, beni culturali, percorsi, riassunti in una mappa dell’Alta Valle esposta nella sala che un tempo ospitava il bar del Randiere.

Il percorso continua al piano superiore, dove nel luogo in cui vi era la stanza da letto del Randiere, “cuore” della casa e da cui si apre una splendida vista sulla chiesa, il ricordo dell’ultimo Randiere, Lidio Giraudo, è affidato alle parole di una delle nipoti e alle fotografie messe a disposizione dalla moglie Angela con la figlia Cristina. L’invito a entrare nella nuova casa è rivolto a tutti, fedeli e non, frequentatori affezionati o turisti alla prima visita: il racconto sviluppato raccoglie mille voci, mille storie e mille percorsi che si incrociano a Sant’Anna, perché ognuno possa aggiungere il proprio.
La ricerca, la raccolta del materiale, lo studio dei contenuti e dell’allestimento è stato curato dall’associazione “Noau”, il cui ringraziamento va alle persone e agli enti che hanno contribuito ad arricchire il racconto, mettendo a disposizione materiali significativi e parte dei propri ricordi anche personali. 

Il percorso continua al piano superiore, dove nel luogo in cui vi era la stanza da letto del Randiere, “cuore” della casa e da cui si apre una splendida vista sulla chiesa, il ricordo dell’ultimo Randiere, Lidio Giraudo, è affidato alle parole di una delle nipoti e alle fotografie messe a disposizione dalla moglie Angela con la figlia Cristina. L’invito a entrare nella nuova casa è rivolto a tutti, fedeli e non, frequentatori affezionati o turisti alla prima visita: il racconto sviluppato raccoglie mille voci, mille storie e mille percorsi che si incrociano a Sant’Anna, perché ognuno possa aggiungere il proprio.
La ricerca, la raccolta del materiale, lo studio dei contenuti e dell’allestimento è stato curato dall’associazione “Noau”, il cui ringraziamento va alle persone e agli enti che hanno contribuito ad arricchire il racconto, mettendo a disposizione materiali significativi e parte dei propri ricordi anche personali. 

Nuove strade verso il futuro

Il 26 luglio 2021 è stato un giorno ricco di emozioni. Come ogni anno la festa di Sant’Anna attira molta gente al Santuario e riesce a parlare al cuore di molti. Ma l’evento più importante di quella giornata è stato l’inaugurazione dell’ex Casa del Randiere.

È stato detto che la montagna vive solo grazie alle tracce di chi l’ha amata… entrando in quella casa, ripercorrendo quelle stanze, gli ambienti, ora con una nuova identità ma carichi di passato e di umanità ci si immerge in un libro aperto di mille e più pagine!

Mille sono i sentieri che portano a Sant’Anna e mille sono i cammini possibili che qui si incontrano. L’emozione era sul volto di tutti… su chi è salito al Santuario per l’occasione e specialmente su chi ha visto prendere forma questo progetto, nato circa due anni fa e intrapreso subito con entusiasmo. Quante ore di lavoro, quante le energie messe per far parlare quei muri che portano la firma di un passato che ha ancora tanto da insegnare.

 

Tante le testimonianze che si sono fatte voce di chi, quelle stanze, le ha abitate e vissute, di chi ha gustato e assaporato l’accoglienza di quella casa. Davvero la memoria è fatta da uomini vivi. Uomini vivi che fanno vivere e ri-vivere chi ha semplicemente smesso di essere fisicamente in mezzo a noi ma è capace di parlare ancora.
In quel pomeriggio la sala polivalente, unica nel suo genere a quella quota, con le capriate originali in legno e la vista sul vallone, è stato presto un andare e vieni di personalità e gente comune che hanno motivato il perché della loro presenza e del loro attaccamento a quel luogo. Ricordi personali, di fede, di storia familiare e di priorità da tenere alte e non scordare; di passione per il territorio e per la sua riqualificazione… insomma: un cuore abitato e reso vivo da tanti cuori che si sono scoperti battere all’unisono.

 

Come si è arrivati a quella casa nuova e antica, che sa parlare al futuro e ricorda il passato? Unitamente ai contributi che sono pervenuti dalle Fondazioni bancarie sempre attente al territorio; al progetto santuari e comunità della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino; grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, al settimanale cattolico “la Guida, ad alcuni privati e grazie a tante donazioni ed offerte pervenute per quella “nobile causa”. Un cantiere avviato, inaugurato ma aperto, così come il percorso della custodia della Memoria realizzato al piano inferiore della Casa. Allestito grazie alle diverse comunità della Valle Stura e non solo, ha preso forma grazie a frequentatori del Santuario, al recupero dei loro scritti, delle testimonianze, delle fotografie condivise…
Quanto interesse per la ricerca legata al Randiere e specialmente alle famiglie dei Randieri. Diari privati, immagini, contratti e obblighi; pagine dagli archivi storici del comune di Vinadio, di Cuneo, documenti interessanti sulla vita del Santuario e del suo custode.

 

Fondamentali i bollettini che dal 1935 hanno permesso di ricreare uno spaccato della vita del Santuario con le piccole storie che cercavamo. Questo ha permesso di trovare la linea narrativa del percorso per comprendere che sono davvero mille i sentieri, mille i capitoli che spaziano dai cammini di fede a quelli del commercio; dalle migrazioni legate al contrabbando e alla guerra fino a quelli più spensierati dell’escursionismo moderno e sportivo. Interessante la parte dedicata agli ex voto, spaccato della vita e della fede di un tempo. Infine, nella piccola sala proiezione sono invece le voci e i luoghi a parlare. L’ATL del Cuneese ci mostra la valle incredibile che è la Valle Stura e il Cammino di Sant’Anna che si snoda per 52 km da Cuneo al Santuario. La casa del Randiere aveva la caratteristica di creare un ambiente domestico e di semplicità famigliare. Di accoglienza che passava da Lidio e Angela a tutti i loro figli e figlie… Ultima tappa di una presenza umana a fianco del Santuario; non solo un servizio ma anche un mondo a sé, una seconda casa.

 

Il Santuario, come ogni chiesa è sempre casa per tutti, ma non è detto che tutti lì si trovino a casa… Per qualcuno forse la Chiesa è troppo impegnativa, per altri non è sufficiente, per altri ancora una mèta ancora lontana da raggiungere nel proprio cammino di fede. Per questo la riqualificazione della ex Casa del Randiere non vuole essere un pezzo distaccato dall’ambiente di Santuario: questa Casa trasformata può diventare un invito alle persone che salgono a Sant’Anna nella loro diversità umana e spirituale a guardarsi e a scoprirsi… Nessuna casa basta ad accogliere tutti, neppure i Santuari e le Chiese… ma attorno ad ogni Chiesa è importante creare ambienti attenti, diversificati, di fraternità per tutti. La nuova casa del Randiere è un invito a camminare su questa strada!

 

Il rettore don Beppe, nel suo intervento iniziale parlava, citando papa Francesco, che “Un popolo senza memoria è un albero senza radici”. Azzeccatissima questa citazione, come ci auguriamo sia stata azzeccata questa nuova struttura che apre nuove strade verso il futuro che con voi, amati pellegrini, stiamo scrivendo! 

Il 26 luglio 2021 è stato un giorno ricco di emozioni. Come ogni anno la festa di Sant’Anna attira molta gente al Santuario e riesce a parlare al cuore di molti. Ma l’evento più importante di quella giornata è stato l’inaugurazione dell’ex Casa del Randiere.

È stato detto che la montagna vive solo grazie alle tracce di chi l’ha amata… entrando in quella casa, ripercorrendo quelle stanze, gli ambienti, ora con una nuova identità ma carichi di passato e di umanità ci si immerge in un libro aperto di mille e più pagine!

Mille sono i sentieri che portano a Sant’Anna e mille sono i cammini possibili che qui si incontrano. L’emozione era sul volto di tutti… su chi è salito al Santuario per l’occasione e specialmente su chi ha visto prendere forma questo progetto, nato circa due anni fa e intrapreso subito con entusiasmo. Quante ore di lavoro, quante le energie messe per far parlare quei muri che portano la firma di un passato che ha ancora tanto da insegnare.

 

Tante le testimonianze che si sono fatte voce di chi, quelle stanze, le ha abitate e vissute, di chi ha gustato e assaporato l’accoglienza di quella casa. Davvero la memoria è fatta da uomini vivi. Uomini vivi che fanno vivere e ri-vivere chi ha semplicemente smesso di essere fisicamente in mezzo a noi ma è capace di parlare ancora.
In quel pomeriggio la sala polivalente, unica nel suo genere a quella quota, con le capriate originali in legno e la vista sul vallone, è stato presto un andare e vieni di personalità e gente comune che hanno motivato il perché della loro presenza e del loro attaccamento a quel luogo. Ricordi personali, di fede, di storia familiare e di priorità da tenere alte e non scordare; di passione per il territorio e per la sua riqualificazione… insomma: un cuore abitato e reso vivo da tanti cuori che si sono scoperti battere all’unisono.

 

Come si è arrivati a quella casa nuova e antica, che sa parlare al futuro e ricorda il passato? Unitamente ai contributi che sono pervenuti dalle Fondazioni bancarie sempre attente al territorio; al progetto santuari e comunità della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino; grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, al settimanale cattolico “la Guida, ad alcuni privati e grazie a tante donazioni ed offerte pervenute per quella “nobile causa”. Un cantiere avviato, inaugurato ma aperto, così come il percorso della custodia della Memoria realizzato al piano inferiore della Casa. Allestito grazie alle diverse comunità della Valle Stura e non solo, ha preso forma grazie a frequentatori del Santuario, al recupero dei loro scritti, delle testimonianze, delle fotografie condivise…
Quanto interesse per la ricerca legata al Randiere e specialmente alle famiglie dei Randieri. Diari privati, immagini, contratti e obblighi; pagine dagli archivi storici del comune di Vinadio, di Cuneo, documenti interessanti sulla vita del Santuario e del suo custode.

 

Fondamentali i bollettini che dal 1935 hanno permesso di ricreare uno spaccato della vita del Santuario con le piccole storie che cercavamo. Questo ha permesso di trovare la linea narrativa del percorso per comprendere che sono davvero mille i sentieri, mille i capitoli che spaziano dai cammini di fede a quelli del commercio; dalle migrazioni legate al contrabbando e alla guerra fino a quelli più spensierati dell’escursionismo moderno e sportivo. Interessante la parte dedicata agli ex voto, spaccato della vita e della fede di un tempo. Infine, nella piccola sala proiezione sono invece le voci e i luoghi a parlare. L’ATL del Cuneese ci mostra la valle incredibile che è la Valle Stura e il Cammino di Sant’Anna che si snoda per 52 km da Cuneo al Santuario. La casa del Randiere aveva la caratteristica di creare un ambiente domestico e di semplicità famigliare. Di accoglienza che passava da Lidio e Angela a tutti i loro figli e figlie… Ultima tappa di una presenza umana a fianco del Santuario; non solo un servizio ma anche un mondo a sé, una seconda casa.

 

Il Santuario, come ogni chiesa è sempre casa per tutti, ma non è detto che tutti lì si trovino a casa… Per qualcuno forse la Chiesa è troppo impegnativa, per altri non è sufficiente, per altri ancora una mèta ancora lontana da raggiungere nel proprio cammino di fede. Per questo la riqualificazione della ex Casa del Randiere non vuole essere un pezzo distaccato dall’ambiente di Santuario: questa Casa trasformata può diventare un invito alle persone che salgono a Sant’Anna nella loro diversità umana e spirituale a guardarsi e a scoprirsi… Nessuna casa basta ad accogliere tutti, neppure i Santuari e le Chiese… ma attorno ad ogni Chiesa è importante creare ambienti attenti, diversificati, di fraternità per tutti. La nuova casa del Randiere è un invito a camminare su questa strada!

 

Il rettore don Beppe, nel suo intervento iniziale parlava, citando papa Francesco, che “Un popolo senza memoria è un albero senza radici”. Azzeccatissima questa citazione, come ci auguriamo sia stata azzeccata questa nuova struttura che apre nuove strade verso il futuro che con voi, amati pellegrini, stiamo scrivendo! 

logo