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La madre della Madre di Dio

Il nome della madre di Maria non è ricordato nei Vangeli della Natività. Ne parla per primo il Protovangelo di Giacomo, un testo definito dalla chiesa “apocrifo” ma che può contenere elementi di verità intorno al Cristo e alla sua famiglia terrena. Il Protovangelo, redatto in tempi abbastanza vicini all’epoca dei fatti, nella seconda metà del II secolo, ci lascia immaginare che i nomi di Anna e Gioachino possano essere quelli reali. Ma, se anche non lo fossero, non c’è dubbio che una donna come Maria, che ha saputo porsi in atteggiamento di ascolto della Parola fin da quando era ragazza, abbia avuto una famiglia che l’ha educata in una profonda fede e le ha dato un sostegno nei momenti difficili dell’attesa e della nascita del piccolo Gesù. La chiamiamo quindi Anna, come hanno sempre fatto i cristiani. La devozione nasce in oriente nel V secolo, epoca a cui risale la chiesa a lei intitolata in Gerusalemme; arriva da noi nel medioevo, portata dai crociati. Immediatamente passa nelle storie di Maria che decorano le nostre chiese del tempo.

La madre della Madre di Dio

Il nome della madre di Maria non è ricordato nei Vangeli della Natività. Ne parla per primo il Protovangelo di Giacomo, un testo definito dalla chiesa “apocrifo” ma che può contenere elementi di verità intorno al Cristo e alla sua famiglia terrena. Il Protovangelo, redatto in tempi abbastanza vicini all’epoca dei fatti, nella seconda metà del II secolo, ci lascia immaginare che i nomi di Anna e Gioachino possano essere quelli reali. Ma, se anche non lo fossero, non c’è dubbio che una donna come Maria, che ha saputo porsi in atteggiamento di ascolto della Parola fin da quando era ragazza, abbia avuto una famiglia che l’ha educata in una profonda fede e le ha dato un sostegno nei momenti difficili dell’attesa e della nascita del piccolo Gesù. 

La chiamiamo quindi Anna, come hanno sempre fatto i cristiani. La devozione nasce in oriente nel V secolo, epoca a cui risale la chiesa a lei intitolata in Gerusalemme; arriva da noi nel medioevo, portata dai crociati. Immediatamente passa nelle storie di Maria che decorano le nostre chiese del tempo.

Sant'Anna nelle terre del cuneese

Nel territorio cuneese la troviamo nel XV secolo al Castello di Caraglio, a Madonna dei Boschi di Boves, al Brichetto di Morozzo e, poco più tardi, alla Pieve di Beinette; la troviamo nelle immagini dette “Sant’Anna Metterza” come quella della parrocchiale di Bernezzo; la troviamo soprattutto sui monti di Vinadio, dove già verso il 1450 l’antico ospizio di santa Maria di Brasca cambia il titolo in Sant’Anna. La diffusione nei sec. dal XVI al XVIII è rapida e generalizzata. In un momento in cui la devozione mariana diventa simbolo della rinascita cattolica soprattutto nelle valli, quasi ogni parrocchia costruisce una cappella di varia dimensione intitolata alla madre di Maria. Incontriamo le più antiche a Vinadio, Margarita, Marene. Oggi ne troviamo 27 nell’attuale diocesi di Cuneo; solo nella valle Stura sono 13, a cui si aggiungono numerosi piloni che segnano tante tappe di un ideale cammino verso il santuario dall’alta e dalla bassa valle. Sono 6 anche nella valle Grana, 13 nella Maira, una decina nella Varaita. Sono tante anche nelle valli del monregalese, mentre nelle aree collinari, nella pianura e nelle valli più lontane dal santuario il numero sembra diminuire. Oggi sono officiate e ben tenute; dappertutto qualcuno si prende cura della pulizia, degli arredi, dei fiori in estate, dell’organizzazione della festa… In passato, sono nate quasi tutte come cappelle di borgata, poche le private, una sola “della comunità”, a Roburent. Godevano di lasciti e ricevevano offerte. Molte avevano l’abitazione per il cappellano. Qualcuna è diventata parrocchia; le altre sono rimaste legate alla vita della frazione. Erano e sono ancora molti gli altari intitolati ad Anna delle chiese di tutto il territorio. Moltissime le tele e le statue che la riproducono. Le immagini si suddividono in alcune tipologie fondamentali. Raramente Anna è da sola. A volte la troviamo nelle tele in cui ci sono i vari santi di una comunità o negli affreschi medioevali o ottocenteschi della vita di Maria. Altra tipologia è quella detta sant’Anna Metterza, in cui Anna siede alle spalle di Maria, tenendola in braccio, mentre Maria, adulta, regge Gesù. Molto spesso troviamo l’ultima tipologia, presente in quadri e statue: l’educazione o istruzione della Vergine, in cui Anna insegna a leggere le Scritture a Maria, mentre a volte Gioachino da un angolo guarda pensieroso e soddisfatto la scena che si svolge in primo piano. 

Chiese, cappelle, altari, statue, tele, feste, donazioni, lasciti, offerte…. Molti i modi in cui i cristiani delle nostre terre hanno reso onore alla madre di Maria. Molto attenta è ancora oggi la devozione, che per noi contemporanei non è oggetto di riflessione critica sul reale fondamento biblico, ma coglie i sentimenti e gli affetti di ciascuno: è la devozione nei confronti di una nonna, la nonna di Gesù. 


Maria Bramardi

Nel territorio cuneese la troviamo nel XV secolo al Castello di Caraglio, a Madonna dei Boschi di Boves, al Brichetto di Morozzo e, poco più tardi, alla Pieve di Beinette; la troviamo nelle immagini dette “Sant’Anna Metterza” come quella della parrocchiale di Bernezzo; la troviamo soprattutto sui monti di Vinadio, dove già verso il 1450 l’antico ospizio di santa Maria di Brasca cambia il titolo in Sant’Anna. La diffusione nei sec. dal XVI al XVIII è rapida e generalizzata. In un momento in cui la devozione mariana diventa simbolo della rinascita cattolica soprattutto nelle valli, quasi ogni parrocchia costruisce una cappella di varia dimensione intitolata alla madre di Maria. Incontriamo le più antiche a Vinadio, Margarita, Marene. Oggi ne troviamo 27 nell’attuale diocesi di Cuneo; solo nella valle Stura sono 13, a cui si aggiungono numerosi piloni che segnano tante tappe di un ideale cammino verso il santuario dall’alta e dalla bassa valle. Sono 6 anche nella valle Grana, 13 nella Maira, una decina nella Varaita. Sono tante anche nelle valli del monregalese, mentre nelle aree collinari, nella pianura e nelle valli più lontane dal santuario il numero sembra diminuire. Oggi sono officiate e ben tenute; dappertutto qualcuno si prende cura della pulizia, degli arredi, dei fiori in estate, dell’organizzazione della festa… In passato, sono nate quasi tutte come cappelle di borgata, poche le private, una sola “della comunità”, a Roburent. Godevano di lasciti e ricevevano offerte. Molte avevano l’abitazione per il cappellano. Qualcuna è diventata parrocchia; le altre sono rimaste legate alla vita della frazione. Erano e sono ancora molti gli altari intitolati ad Anna delle chiese di tutto il territorio. Moltissime le tele e le statue che la riproducono. Le immagini si suddividono in alcune tipologie fondamentali. Raramente Anna è da sola. A volte la troviamo nelle tele in cui ci sono i vari santi di una comunità o negli affreschi medioevali o ottocenteschi della vita di Maria. Altra tipologia è quella detta sant’Anna Metterza, in cui Anna siede alle spalle di Maria, tenendola in braccio, mentre Maria, adulta, regge Gesù. Molto spesso troviamo l’ultima tipologia, presente in quadri e statue: l’educazione o istruzione della Vergine, in cui Anna insegna a leggere le Scritture a Maria, mentre a volte Gioachino da un angolo guarda pensieroso e soddisfatto la scena che si svolge in primo piano. 

Chiese, cappelle, altari, statue, tele, feste, donazioni, lasciti, offerte…. Molti i modi in cui i cristiani delle nostre terre hanno reso onore alla madre di Maria. Molto attenta è ancora oggi la devozione, che per noi contemporanei non è oggetto di riflessione critica sul reale fondamento biblico, ma coglie i sentimenti e gli affetti di ciascuno: è la devozione nei confronti di una nonna, la nonna di Gesù. 


Maria Bramardi

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