Dopo questi fatti, Gesù passò all’altra riva del mare di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.
Giovanni 6.9
Durante la seconda guerra mondiale in alcune zone di montagna era estremamente difficile ai reparti attraversare la terra di nessuno fra le trincee. Singoli soldati specializzati, però, riuscivano nell’impresa strisciando verso postazioni nemiche e sorprendendo le sentinelle isolate che, fatte prigioniere, sarebbero state poi sottoposte ad interrogatorio. Un tedesco, che in passato aveva già fatto molte volte con successo missioni del genere, riuscì una notte a superare la terra di nessuno e a sorprendere una sentinella nemica isolata nella sua trincea. Il francese, che in quel momento stava mangiando tranquillamente, si lasciò disarmare senza opporre alcuna resistenza. Aveva in mano solo un pezzo di pane e fu allora che offrì al nemico un po’ di pane. Il tedesco fu colpito da quel dono, da non riuscire a portare a termine la missione. Lasciò libero il prigioniero e se ne tornò indietro a mani vuote…
Questa avventura del secolo scorso, bene ci aiuta a capire quanto quel pezzo di pane sia stato importante per quel soldato che ha avuto risparmiata la vita e ha fatto sì che alla violenza fosse lasciato il posto al dialogo e alla condivisione. Chissà se anche sui nostri valichi alpini, nei tormentati giorni di guerra il pane e la fame hanno saputo generare gesti così veri e pieni di umanità… le nostre montagne, i nostri rifugi, la nostra stessa sant’Anna custodiscono sicuramente gesti e momenti così forti!
Ora però siamo noi a vivere in questo “pezzo di terra” benedetta che è sant’Anna, siamo noi – e lo ripeteremo sovente in questa nuova stagione – a permettere a Cristo di fare del bene, saremo noi a scoprire che “mettendo tutto nelle Sue mani” il miracolo ancora si avvererà. È un vangelo che ci aiuta a capire chi è Gesù. Bella l’osservazione che l’evangelista Giovanni, che riporta il comando del Maestro di recuperare tutto di quel “miracolo”, in modo che nulla venga dimenticato, sprecato, perduto… I miracoli, sono sempre “azioni” divine, opere di Dio che crea, nel mondo tormentato dal dolore e dalla sofferenza, situazioni di pace e di serenità; il Signore ha in sé una forza che gli permette di fare tutto questo, l’intimità col Padre: segni che attualizzano e attuano qui ed ora la bontà di Dio e la sua misericordia. Il miracolo del PANE è uno spiraglio che ci viene offerto perché ognuno di noi, non si senta mai abbandonato… e sia pronto a condividere, come il soldato e pronto a ricevere.
- Spreca il miracolo chi non raccoglie i pezzi avanzati che devono servire per saziare altri che non hanno mangiato, che non hanno visto miracoli e che non hanno partecipato alla mensa abbondante e gratuita.
- Sprecheremo noi questa stagione se non riusciremo a scendere da sant’Anna, un po’ trasformati, un po’ rinforzati, impegnandoci, a portare questi frutti che il santuario ci regala.
Interessanti sono le domande che troviamo: “dove possiamo comprare pane?” È la domanda di Gesù a Filippo. Qui il Signore provoca i discepoli e li invita a cogliere l’alternativa che egli offre al pane che si compra. Infatti sa che cosa sta per fare. Dare questo pane è il senso della sua vita: è la sua carne data per noi! La risposta del discepolo è sempre, come tante nostre risposte al Signore, molto terra-terra… “duecento denari di pane non basterebbero…”. Il discepolo ignora da dove venga il Pane che Gesù sta per dare… non è un pane da acquistare con fatica: è dono del Padre al Figlio, che a sua volta lo condivide con noi! È Gesù che si mette tutto nelle nostre mani. Interviene poi Andrea, fratello di Simone, che indica un ragazzino, apparentemente insignificante… eppure origine del dono che Gesù farà a tutti. Questo piccolo ha messo il suo pane a servizio degli altri: è immagine del Signore, il Figlio venuto per servire e per dare la vita per i fratelli, chiamando ciascuno di noi a fare altrettanto. Ma sarà proprio il dono di uno solo che sazierà tutti. Ognuno di noi, infatti dando ciò che ha, realizza pienamente l’essere Figlio del Padre e fratello degli altri. Noi pensiamo solo sempre a un pane da possedere, comprandolo e accumulandolo per domani. Ma è come la vita, che c’è solo oggi ed è un dono: c’è solo se la si dona!
Gesù fa sedere le persone, un po’ come noi quando giunti stanchi al santuario ci sediamo sotto il porticato o in un banco della chiesa davanti a Lui: anche l’erba di cui parla l’evangelista è segno della presenza del Signore: l’erba secca e appassisce, ma la Parola di Dio, resta sempre e fiorisce, come il Pane che Gesù ci dona in ogni Messa; cibo che non perisce e che rimane in eterno. Solo questo Pane può saziare la nostra fame di Dio, solo la relazione con la Sua Parola ci può veramente dare forza, solo attraverso la condivisione con i fratelli, possiamo veramente vivere! L’augurio allora che ci facciamo all’inizio di questa nostra nuova stagione è quello di mettere tutto nelle Sue mani. È fortunato chi capisce che Cristo lo aspetta ogni giorno! Abbiamo bisogno di viverle con Lui le nostre quotidiane lotte: “…il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, (nella lotta, nel tradimento, nella falsità e ambiguità dei XII Gesù si è donato!) prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me”. Non dice: “dite questo”, ma “fate questo”, non parole, ma gesti di chi spezza la vita per il fratello. Di chi non ha paura di mettere tutto nelle Sue mani!